Love poems
Perderti è stata una mia colpa.
Eppure ora mi chiedono le tue
poesie, qualche foto, magari
delle copertine. S’immagina
dovrebbero esserci i tuoi occhi
nelle foto, le tue gambe
in quelle un po’ più spinte o
le tue mani, tanto fa lo stesso.
Dicono che un poeta non dovrebbe
mai scrivere d’amore. Non oggi
almeno, che piove, che la crisi
ci sfalcia nelle case. È chiaro
che questa non è poesia d’amore.
È solo la mia mancanza
ogni giorno d’una tua parte.
Oggi mi mancano le tue
ginocchia, ieri i gomiti, l’altro
ieri la tua spalla destra
e ancora prima quella sinistra.
Domani non so quale malattia
o sorriso di te mi mancherà.
O quale passo, quale neo, o
quale modo di lisciarti i capelli
per fare scendere la pioggia.
Curo la casa come tu fossi
con me, spazzo la polvere,
ti chiedo d’aiutarmi con lo
straccio, ma tu non rispondi.
E prendo anche il tuo sedere
tutto tra le mani ma tu
non dici nulla, non dici
«dobbiamo lavare a terra, dai».
Mi piace la parola minimale.
Mi dice la tua schiena, le tue
spalle da scoprire e il tuo
sesso, dallo svelamento chiaro
eppure con tristezza. Mi dice
il bacio dei piedi, le gonne
lunghe e strette come gallerie
per una tenerezza terribile.
Questa vita è una via Mamaluch
dove fin da bambino passavo
per fare spesa alla Standa.
È il suo muro lungo e chiaro
fatto di lucertole e telecamere
che nemmeno so se accese.
Ci passo anche oggi, senza te.
E nemmeno faccio la spesa.
La dolcezza e il gusto, l’odore.
Se mi chiedessero cosa provano
le mie mani alla tua assenza
direbbero esse stesse che è la pelle
ciò che più mi manca, il fiato
dei capelli, l’orrore degli affetti.
La colpa non basta a cancellare
come dovrebbe la tua mancanza.
Il miracolo può non essere
solo Dio, ma anche tu, i tuoi
tacchi sulla strada, può essere
il bimbo che uccide il ramarro
o la zanzara, per una paura
esagerata della vita, può essere
la paura stessa, il nostro farsi
del male anche per amore.

