FRANCO BUFFONI

Poi che non ci sono il giorno e la notte
(dalla raccolta “Jucci”, Mondadori, 2014, oggi in: Poesie, 1975-2025, Mondadori, 2025)

Poi che qui non ci sono il giorno e la notte

Ma i pianeti e le orbite,

Non ci sono neppure le tue vecchie bugie

Consigliate dalla notte,

E posso pensare libera a quando ti accendevi

Per una scoperta

Marsilio da Padova o Lorenzo Valla…

Vederti crescere, sentirti trasalire.

 

Non che a me piacesse

Quel tuo compiacimento alla mia crescita.

Mi sentivo un animale nel serraglio,

prevedevi ogni futura sua mossa,

Ne nutrivi la portata favorendola.

 

L’anima si curva per via del selciato

O della volta celeste.

Meglio la seconda, non credi?

 

Per il perfetto compimento della tua

Vita-in-morte da me data?

 

No, non da te data,

Da me scelta una notte

Sognando cavalli morti…

Mi sarei dovuta sposare di lì a poco

Quando conobbi te al primo incontro

Mi parlasti di von Aschenbach…

Fosti la cosa bella, malgrado tutto

Non sei riuscito a diventare

L’immagine di cera di te stesso.

Qualcosa in fondo ti è rimasto

Di allora. E io a quel qualcosa mi aggrappo

Anche ora. Anche ora mi dà vita.

 

Alla fine non è stato difficile

Avviare l’eternità: mi è bastato

Sentirmi

Una cosa sola con il vuoto…

 

Vento, vento, taci, smettila di sfiorarlo

E’ tutto mio e dorme,

In poace devi lasciarlo.

 

Il vento ti farà ammalare

Vuole la tua trachea e i tuoi bronchi.

Continuerà a provarci e alla fine

Vincerà lui