Poi che non ci sono il giorno e la notte
(dalla raccolta “Jucci”, Mondadori, 2014, oggi in: Poesie, 1975-2025, Mondadori, 2025)
Poi che qui non ci sono il giorno e la notte
Ma i pianeti e le orbite,
Non ci sono neppure le tue vecchie bugie
Consigliate dalla notte,
E posso pensare libera a quando ti accendevi
Per una scoperta
Marsilio da Padova o Lorenzo Valla…
Vederti crescere, sentirti trasalire.
Non che a me piacesse
Quel tuo compiacimento alla mia crescita.
Mi sentivo un animale nel serraglio,
prevedevi ogni futura sua mossa,
Ne nutrivi la portata favorendola.
L’anima si curva per via del selciato
O della volta celeste.
Meglio la seconda, non credi?
Per il perfetto compimento della tua
Vita-in-morte da me data?
No, non da te data,
Da me scelta una notte
Sognando cavalli morti…
Mi sarei dovuta sposare di lì a poco
Quando conobbi te al primo incontro
Mi parlasti di von Aschenbach…
Fosti la cosa bella, malgrado tutto
Non sei riuscito a diventare
L’immagine di cera di te stesso.
Qualcosa in fondo ti è rimasto
Di allora. E io a quel qualcosa mi aggrappo
Anche ora. Anche ora mi dà vita.
Alla fine non è stato difficile
Avviare l’eternità: mi è bastato
Sentirmi
Una cosa sola con il vuoto…
Vento, vento, taci, smettila di sfiorarlo
E’ tutto mio e dorme,
In poace devi lasciarlo.
Il vento ti farà ammalare
Vuole la tua trachea e i tuoi bronchi.
Continuerà a provarci e alla fine
Vincerà lui

