La serata di sabato 12 settembre ha regalato al numeroso pubblico presente un incontro particolarmente suggestivo tra musica, poesia e bellezza dei luoghi, confermando ancora una volta la capacità del Festival di creare occasioni culturali nelle quali linguaggi artistici differenti riescono a dialogare e a coinvolgere.
Protagonista della serata l’Ensemble Cello Generation, diretto dal M° Francesco Storino, violoncellista concertista, docente e violoncellista emerito dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma.
Al pianoforte Naomi Fujiya, insieme a un ensemble di giovani violoncellisti, ha accompagnato il pubblico in un intenso viaggio musicale attraverso epoche, sensibilità e stili differenti.
Il programma ha proposto pagine di Purcell, Shostakovich, Dvořák, Rossini, Elgar, Piazzolla e Prokofiev, fino a “Violoncelli siamo noi!” dello stesso Francesco Storino.
La risposta del pubblico è stata particolarmente calorosa. La suggestiva cornice del Castello Ducale, unita alla qualità dell’esecuzione, ha contribuito a creare un’atmosfera di grande partecipazione, trasformando il concerto in un momento capace di andare oltre la semplice esibizione musicale.
Le corde dei violoncelli sono diventate così voce e racconto, in piena sintonia con lo spirito di un Festival nato intorno alla poesia ma aperto al confronto con le diverse forme dell’arte.
La serata era stata preceduta, alle 18.30, da una conferenza, mentre alle 20.00 ha avuto inizio il concerto, accolto da una significativa presenza di pubblico.
Il successo dell’appuntamento rappresenta un’ulteriore conferma della crescita della Seconda Edizione del Festival della Poesia – Città di Ascoli Satriano, capace di richiamare attenzione e partecipazione attraverso un programma nel quale la parola poetica incontra musica, letteratura e cultura.
Una serata nella quale il fascino del Castello Ducale, il suono profondo dei violoncelli e l’emozione della musica hanno trovato un punto d’incontro, lasciando nel pubblico il ricordo di un’esperienza artistica intensa e partecipata.

























































